Aveva chiesto lei di essere ascoltata sulla vicenda che la vede parte lesa, vittima di un presunto ricatto da parte del suo ex portavoce.

E la sindaca di Torino Chiara Appendino si è presentata questa mattina davanti ai magistrati, intorno alle 11.30 negli uffici al settimo piano della Procura, che indagano su Luca Pasquaretta accusato di estorsione ai danni della prima cittadina, ed è uscita poco dopo le 14.

Il giornalista, secondo il pubblico ministero Gianfranco Colace l’avrebbe ricattata per un posto di lavoro, dopo essere stato costretto alle dimissioni a causa dell’avviso di garanzia su una consulenza da cinque mila euro per il Salone del Libro 2017. Dopo Palazzo di Città è finito a Roma, a lavorare per il governo M5s-Lega, nell’ufficio stampa della viceministro dell’Economia Laura Castelli, che ora, dopo l’ennesimo avviso di garanzia, lo ha messo alla porta.

Ma, come è avvenuto già con l’assessore del Commercio di Torino Alberto Sacco, ascoltato come persona informata dei fatti alcuni giorni fa, anche la sindaca è intenzionata a ridimensionare la vicenda.

Luca Pasquaretta, a sua difesa, ha detto che si tratta di un “grosso equivoco”, mentre Sacco, amico di vecchia data dell’ex portavoce di Appendino, ha spiegato che il modo di fare particolare e grezzo del giornalista sportivo potrebbe essere stato mal interpretato.

Anche la sindaca, al suo cerchio ristretto pentastellato, ha ribadito che non si è mai sentita ricattata da Pasquaretta. Un concetto che è pronta a ribadire davanti a Colace e al procuratore generale Enrica Gabetta. È vero: lui voleva un lavoro, ma non avrebbe mai ricattato per ottenerlo e i toni usati e registrati nelle intercettazioni sono più che altro sfoghi. Anche accesi.

In fondo, come ha sempre sostenuto l’indagato lui è un amico di famiglia, legato sia a Chiara Appendino, ma anche al marito di lei, l’imprenditore Marco Lavatelli.

“Ho chiesto di essere sentita il prima possibile – ha detto Appendino all’uscita dalla Procura – e ho fornito le informazioni e le precisazioni rispetto alle domande che mi sono state poste. Ho massima fiducia nel lavoro della magistratura”. La sindaca ha poi precisato che il verbale del suo interrogatorio é stato secretato e quindi non può aggiungere altro.

Sul piano politico le opposizioni hanno chiesto che la sindaca venga a rispondere in Consiglio comunale, in Sala Rossa, della vicenda. Una richiesta di comunicazioni che difficilmente verrà accolta. Per quanto riguarda l’assessore Sacco è finito anche lui sulla graticola: i suoi legami con Pasquaretta non sono l’unico tema che interesserebbe le minoranze. Ma per il momento non si parla di dimissioni, che non sarebbero sgradite però ad alcuni consiglieri della maggioranza.

Da chiarire anche come mai Pasquaretta avesse tutto questo potere, che è aumentato quando Paolo Giordana lasciò per la nota vicenda della multa Gtt fatta togliere all’ad Walter Ceresa. Un potere quello dell’ex responsabile della comunicazione di Torino Erotica che veniva ostentato con telefonate e atteggiamenti fuori dalle righe contro chiunque scrivesse o avesse da ridire verso Appendino. In parole povere più “tamarro e chiacchierone” che realmente pericoloso o custode di segreti di Palazzo o privati. Questa è la linea difensiva.

Domani Pasquaretta si dovrebbe presentare in Procura, ma potrebbe anche andare solo il suo avvocato Stefano Caniglia. Oltre per l’estorsione i magistrati chiederanno spiegazioni anche sugli altri due reati contestati, turbativa d’asta per una consulenza al Consorzio di Bonifica della Basilicata e traffico di influenza illecita in quanto, secondo gli inquirenti, avrebbe sfruttato il suo potere in Comune per facilitare un cambio di destinazione d’uso a favore dell’ex proprietario del Palastampa, Divier Togni. Non è detto che non si avvalga della facoltà di non rispondere.