«Un anno e mezzo difficile che ci permette di ripartire, per esempio quest’anno abbiamo approvato il bilancio senza tagli perché ci siamo assestati». Così la sindaca di Torino Chiara Appendino afferma ai microfoni di SKY TG24.

Risponde ad una domanda del giornalista sul perché a Torino il Movimento Cinque Stelle è andato, nelle ultime elezioni politiche, peggio che nel resto del Paese. Sotto la Mole M5S ha subito un pesante -6% in due anni. La sindaca ha spiegato la sua versione, ovvero il tema delle scelte difficili.

Che governare non sia una passeggiata lo sanno tutti i politici, ma certo non si può negare che i diciotto mesi di giunta pentastellata sono stati anche costellati di errori e inciampi che con le “scelte difficili” poco c’entrano. E che certamente hanno pesato sul giudizio degli elettori.

Alla fine dell’intervista, poi, sembra vacillare la linea del “rigore”: per giustificare una presunta “fase 2” della sua amministrazione la sindaca dichiara che il 2018 vedrà un «bilancio senza tagli».

Eppure, solo una settimana fa da Palazzo civico veniva diramato a tutti gli organi di stampa questo  comunicato:

“In coerenza con il Piano di interventi che, per quest’anno, indica una riduzione della spesa corrente di circa 30 milioni di euro, il Previsionale 2018 ha destinato alla spesa corrente 1.119 milioni euro (al netto delle spese finanziate da entrate vincolate, del Fondo pluriennale vincolato, del Fondo crediti di dubbia esigibilità e del ripiano da disavanzo da riaccertamento straordinario). Una riduzione di 24 milioni di euro rispetto all’ultimo dato consolidato, quello del Rendiconto 2016 che aveva pareggiato a 1.143 milioni di euro”.

Sembra quindi che si sia aperta una doppia narrazione: da un lato la paura della Corte dei Conti, che produce draconiani tagli di bilancio. Dall’altra, la paura dell’elettorato (e degli strali dei Cinque Stelle nazionali) che i tagli li smentisce. Contraddizioni che si pagano. E nodi che verranno al pettine.