Dopo Bolzano, Lucca, Todi, Ostia e qualche altra decina di comuni più piccoli, oggi ha esordito in Consiglio Comunale ad Aosta Lorenzo Aiello, consigliere della tartaruga frecciata nella (ormai ex) “autonomista” Vallèe.



Che CasaPound fosse un movimento in crescita si vede dai media. Viene spesso nominata dai politici di ogni fazione o comunque le sue azioni “shock” sono sempre più popolari, come anche la presenza nei quartieri più periferici delle città, dove i partiti classici sono colpevolmente assenti da troppo tempo. Questo ha permesso di scardinare in parte la nomea di “fascisti del terzo millenio”, facendo inserire questo movimento nella lista di quelli che oggi si auto-definiscono “sovranisti”, diventando a tutti gli effetti una entità politica a livello nazionale.

Come ogni volta che si parla di CasaPound, non sono tardate le polemiche: «Oggi è un giorno triste per la democrazia in Valle d’Aosta e in particolare per il suo capoluogo città medaglia d’oro per la Resistenza. Oggi entra per la prima volta in Consiglio comunale un rappresentante di Casapound» sono le parole di Carola Carpinello di “Aosta nel cuore”, dimenticando che in questo caso è stata proprio la democrazia a far entrare in consiglio comunale CasaPound e che vale lo stesso discorso che viene fatto, ad esempio, per Matteo Salvini, dove per alcuni l’eccessiva enfasi nel contestarlo si rivela un boomerang per la sinistra e dà forza ai movimenti sovranisti.

Lorenzo Aiello è ancora in consiglio comunale, il suo primo, mentre gli chiediamo questa intervista, si rivela molto disponibile anche se deve stare “molto attento perché voglio discutere di tutto con tutti, al di fuori delle polemiche. Voglio che chi pensa che siamo dei mostri capisca che invece vogliamo e sappiamo fare politica”. Solo per gli italiani, naturalmente.

Dopo 33 anni (prima con il MSI) torna in Consiglio comunale ad Aosta un esponente del mondo “nazionalista”, sta cambiando qualcosa?

Il risultato che ci ha portato ad entrare in consiglio comunale non è di oggi: nel 2015 risultammo tra i più votati nelle liste della Lega con la quale abbiamo avuto in passato visioni comuni a livello regionale. Oggi hanno virato verso l’area autonomista e per questo il primo intervento una volta entrato in aula ha sancito l’uscita dal gruppo Lega dal momento che per noi il tricolore è sacro e non vogliamo condividere lo stesso gruppo con chi invece lo considera un fardello. Se mi chiede cosa sta cambiando le rispondo che oggi, ad Aosta e nella Regione, CasaPound Italia sta diventando un punto di riferimento sia per quell’elettorato orfano della “destra” sia per coloro che vedono in noi un movimento virtuoso, concreto e sincero quando parla di amore per l’Italia.

Ci sono state polemiche sull’entrata in consiglio di CasaPound. Cosa risponde?

Eviterei di dare troppo spazio a chi ama il folklore, il gruppo “altra Valle d’Aosta” ha diffuso un comunicato in cui si dicono preoccupati per la deriva a destra dell’elettorato e che servirebbe più scuola per arginare il fenomeno lanciando una raccolta firme credo per chiedere le mie dimissioni: io rispondo che forse sarebbero loro a dover andare a scuola se non sanno che chi viene ammesso alle competizioni elettorali e prende abbastanza voti da essere eletto poi può legittimamente rappresentato nelle istituzioni senza la loro legittimazione.

CasaPound ad Aosta è il movimento più attivo di stampo “sovranista”, in un territorio in cui è molto sentita anche la “voglia” di autonomia. Quali obiettivi si è posto in consiglio comunale?

Direi che ultimamente qualcuno sta rilanciando velatamente istanze indipendentiste cercando di essere più lealista del Re rispetto alla (una volta) onnipotente Union Valdotaine.
Le mie priorità sono e saranno quelle dei servizi alla persona, porre un argine all’emergenza abitativa (in continua crescita) fino al miglioramento dei servizi per i disabili e gli anziani. Altro punto prioritario è il decoro urbano: oggi Aosta vive lo stato di sciatteria più grave di sempre. E parlo di decoro urbano non solo in ottica turistica ma nell’ottica del miglioramento anche della vivibilità cittadina.

In uno scenario sempre più complesso, passato dal bipartitismo al tripartitismo, fino ad arrivare al governo “gialloverde”, il movimento guidato da Simone Di Stefano si sta facendo strada, la scorsa settimana un esponente ha “chiesto” a Salvini di unire i sovranisti una volta per tutte lasciando il centrodestra al passato, non si sa cosa invece stia combinando la sinistra. Di sicuro, per alcuni osservatori, “meglio queste tempeste che il clima sciatto e fermo che c’era prima nella politica italiana”.