L’inizio del nuovo Millennio ha portato con sè cambiamenti e novità nel mondo del lavoro che all’uomo del Novecento non sarebbero sembrati possibili. Manca meno di un mese al 2020 e l’ingresso nella nuova decade può rappresentare un’occasione per fare un punto su errori, prospettive e novità che hanno caratterizzato i primi venti anni del 2000.

Guardare oltre la crisi

La parola che negli ultimi dieci anni si è associata più frequentemente a quella lavoro è crisi. Di sicuro il crollo dei mercati finanziari del 2008 ha portato a quasi dieci anni di difficoltà con molte aziende che hanno visto ridursi notevolmente il loro giro d’affari dovendo di conseguenza lasciare a casa molti dipendenti.

Ora il peggio sembra passato e dati parlano di una crescita della produzione e dell’impiego e il clima sembra di una rinnovata serenità e positività.

Di sicuro però chi si è affacciato al mondo del lavoro dopo il 2000 ha conosciuto una miriade di contratti e situazioni possibili come non sarebbe accaduto nei decenni precedenti. Il posto fisso, tanto ambito dalle generazioni passate, ha lasciato sempre più spazio a contratti a tempo determinato, co.co.co., contratto a progetto e così via.

Allo stesso modo è cambiato anche il rapporto con il datore di lavoro che non è più necessariamente l’azienda. Un nuovo soggetto si è fatto avanti in questi decenni: l’agenzia per il lavoro.

La somministrazione di lavoro

Un tempo si parlava di “Agenzie interinali”, mentre dal 2003 le normative del Ministero le hanno trasformate in “Agenzie per il lavoro” che devono rispondere a criteri e requisiti giuridici e finanziari ben precisi. Le agenzie per il lavoro rappresentano un terzo soggetto che si inserisce tra la società che ricerca personale e i candidati. Non solo facilita l’incontro di domanda e offerta, ma può diventare in questo caso la titolare stessa del contratto di lavoro. Insomma, quella che si chiama somministrazione.

Il contratto di somministrazione lavoro (https://www.pagepersonnel.it/aziende/i-nostri-servizi/somministrazione-di-lavoro) infatti viene stipulato direttamente tra l’agenzia e il lavoratore che viene fornito all’azienda, dopo aver verificato che abbia caratteristiche corrispondenti alla figura ricercata.

Il contratto di somministrazione può essere a tempo determinato o indeterminato e il lavoratore assunto ha diritto alla stessa retribuzione e agli stessi contributi previdenziali del personale assunto come dipendente dell’azienda utilizzatrice.

In anni difficili come quelli appena passati la somministrazione ha rappresentato un’ottima soluzione per aiutare chi stesse cercando un posto di lavoro, superando l’ostacolo delle difficoltà che molte aziende stavano incontrando a stipulare o rinnovare i contratti per i loro dipendenti.

Le professioni del futuro

Si tratta dunque di una forma contrattuale che continuerà a riscuotere successo anche in futuro. Qualunque siano le caratteristiche delle mansioni che si svolgeranno nei prossimi decenni.

Già, perchè proprio recenti studi evidenziano come a partire dagli anni Venti si andrà incontro a una serie di notevoli trasformazioni nel mondo del lavoro. A partire da una maggior richiesta di titoli di studio: entro il 2023 6 lavoratori su dieci avranno una laurea, mentre solo il 35 per cento della popolazione attiva svolgerà professioni tecniche.

Tra le lauree con cui sarà più facile trovare lavoro in futuro si contano ai primi posti della classifica quelle medico-sanitarie, economiche e ingegneria. Segue l’ambito giuridico e quello dell’insegnamento.

Ma tra le sfide che il 2020 porta con sé c’è anche quella della “Digital Trasformation”: ovvero sempre di più il nostro sistema e il nostro modo di lavorare si dovrà adattare allo sviluppo, spesso a velocità supersonica, delle nuove tecnologie. Per questo sempre di più le aziende cercheranno lavoratori con competenze specifiche in ambito informatico, matematico, dei big data o dei social. Figure professionali che negli ultimi anni hanno iniziato a fare capolino e che potranno diventare una forza lavoro fondamentale per i processi che la nostra società sta vivendo. D’altronde basta pensare che i nativi digitali, i ragazzi del 2000, sono ormai adulti e si affacciano al mondo del lavoro con una serie di conoscenze e competenze che per le generazioni precedenti era impensabile avere.