Considerato il grave stato di salute delle più importanti istituzioni culturali pubbliche torinesi, dalla Fondazione Torino Musei a quella per il Libro, la Musica e la Cultura, si può dire che anche il Museo del Cinema non si sente troppo bene.
È quanto emerge dall’audizione in Commissione Cultura della Regione, presieduta dal dem Daniele Valle, dei rappresentanti sindacali dei lavoratori, Savino Zulianello di CGIL, Vito Chiarella e Francesco Lo Grasso per UIL Piemonte.

A loro avviso non ci sono esuberi e l’annuncio di riorganizzazione li preoccupa, lamentando che a loro manca un interlocutore e una figura di confronto anche sulle questioni sindacali.
I dipendenti sono 77 di cui 8 sono part time, per una quantità di lavoro che non si limita al solo spazio museale della Mole, ma anche al cinema Massimo, ai diversi festival, ai laboratori e alla didattica per le scuole.
Da tempo non vengono sostituite le maternità, hanno segnalato i tre sindacalisti, e a loro giudizio il numero dei dipendenti non è alto considerato che sono numerose le ore di straordinario non pagate.
A margine è stato anche segnalato che risulterebbe un’ipotesi di conflitto d’interesse di uno dei componenti del cda, esercente cinematografico, competitor del Museo del Cinema, e a loro dire indietro con i pagamenti dei dipendenti.
A seguire l’assessore regionale Antonella Parigi ha chiarito che solo il museo del cinema ha ricavi, mentre tutto il resto è in perdita strutturale (festival, cinema Massimo…)
La previsione sul 2018 è che i soci garantiranno 5,882 milioni di euro, così ripartiti: 2,450 milioni Regione, 1,750 milioni Comune, con un taglio di 260 mila euro sullo scorso anno, 870 mila Compagnia di San Paolo, 650 mila Fondazione CRT, 212 mila GTT.
Una fragilità strutturale, quella del Museo del Cinema, emersa fin dal 2012, con un bilancio chiuso ogni anno ricorrendo al fondo rischi e che nel 2018 potrebbe avere una perdita di 500 mila euro da affrontare in una riunione dei soci che dovrà prendere in considerazione diverse opzioni, tra cui l’aumento del prezzo del biglietto del Museo e la riduzione del contributo al Festival Cinemambiente.
Tenuto conto, è stato sottolineato, che dal 2017 il Comune non ha più pagato le utenze e ha ridotto il suo contributo aggravando così una situazione già precaria e che sul Museo non pare possibile tagliare oltre, visto il grande lavoro di spending review fatto dalla direttrice pro tempo re Donata Pesenti.
«Il Museo del Cinema è una realtà culturale di importanza internazionale – ha dichiarato il presidente della Commissione Daniele Valle – servono programmazione e certezza di risorse. I dipendenti non devono essere messi in discussione».