di Moreno D’Angelo

Anche l’ex ct azzurro Arrigo Sacchi è finito nel tornado delle polemiche che investono, ce ne fosse bisogno, i discussi vertici del calcio italiano. Ancora accuse di razzismo, che pare che in Italia non colpiscono più di tanto, invece in Europa sono prese molto sul serio. Ne sa qualcosa Carlo Tavecchio, condannato per le sue espressioni sui “giocatori mangiabanane”.
Sacchi, frequente ospite delle trasmissioni sportive, era riuscito a tenersi in disparte non esponendosi più di tanto sulla questione Lotito e sulle polemiche che hanno investito i vertici del calcio italiano, ma la sua battuta «Ci sono troppi giocatori di colore nelle squadre Primavera» emersa in un commento video sul torneo di Viareggio ha dato origine a un tornado internazionale di commenti polemici. Secca la replica di Gary Lineker, un “monumento” del calcio inglese: «Ci sono ancora troppi razzisti nel calcio italiano».
Ancor più pesante è stato il procuratore Mino Raiola (nella cui scuderia ha anche Mario Balotelli): «Si vergogni, io intanto mi vergogno di essere suo connazionale. Parla proprio lui che ha vinto solo grazie ai giocatori di colore. Intervenga l’Assocalciatori».
Un uscita inattesa che ha sorpreso visto l’equilibrio e la moderazione che ha sempre caratterizzato l’Arrigo nazionale. Un allenatore conosciuto a livello mondiale e che certo non si può considerare un razzista, ma le parole a certi livelli “pesano”. L’aria che si respira ai vertici del calcio italiano dove in barba a tanti proclami vince sempre il “vecchio che avanza” è sempre più turbolenta. Un covo di privilegiati che invece di collaborare e attuare giuste programmazioni sa spesso emergere solo per le polemiche e la disistima reciproca. E i risultati della nostra nazionale e dei nostri club sono un ennesimo indicatore della fase di declino del nostro paese.
Ne è passato di tempo da quando negli anni ’80 la federazione calcio aveva consentito la presenza di due stranieri per squadra. Poi a metà degli anni ’90 la sentenza Bosman ha lasciato campo libero alla circolazione in Europa di calciatori professionisti comunitari e extracomunitari.
In seria A la presenza di giocatori stranieri è da tempo maggioritaria, con la nobile eccezione del Sassuolo. Il fenomeno si va estendendo alle giovanili. Ovvio che in una società sempre più multietnica vi siano sempre più giovani figli di genitori stranieri che si confermano come calciatori nelle formazioni giovanili. Spesso però si cerca il colpo con il giovanissimo talento straniero anche se è evidente che chi investe e premia i propri vivai abbia alla lunga i migliori risultati. A questo proposito basta vedere quanto avviene in Germania dove programmazione e vivai sono una forza che ha limitato la presenza di stranieri e che ha portato al successo del mondiale. Insomma ben vengano gli stranieri, ma che siano bravi e non solo frutto di operazioni di speculazione che spessa esaltano e danneggiano giovani speranze. Sembra eccessivo il ricorso al mercato straniero per ragazzi che devono ancora di fatto dimostrare il loro talento. In questo senso non è certo gli africani che se la si può prendere. Da tempo il calcio del continente nero risulta in costante crescita e esprime fior di talenti. Entrando nel merito delle squadre primavera è la Juventus tra le formazioni che annoverano più giovani stranieri acquistai in varie parti del mondo, insieme a Inter e Fiorentina.