di Moreno D’Angelo

Dopo Emanuela Orlandi si apre il caso di una giovane romana misteriosamente sparita nel nulla nel 1994. Si tratta di Alessia Rosati.

Una ragazza di 21 anni, iscritta alla facoltà di lettere, militante di estrema sinistra che frequentava il centro sociale “Hai visto Quinto?” che si trovava a due passi dalla casa dove viveva con i suoi genitori.  Sul caso non sono mai state aperte delle indagini ma, per il supertestimone Marco Fassoni Accetti, poliedrico e discusso fotografo, autoaccusatosi del coinvolgimento nel rapimento Orlandi- Gregori, è stato lui a contattare Alessia per simulare un sequestro. La ragazza sparì è si pensò a una fuga d’amore. Per Accetti, che definisce la Rosati sul suo blog  “l’altra Emanuela”, il rapimento  rientrerebbe invece  in un piano per fare pressioni sul Sisde, in un momento quanto mai delicato e turbolento per la nazione, investito dallo scandalo dei fondi neri nel servizio segreto civile.

Secondo Accetti l’operazione di “pressione” sulla ragazza, attenzionata dal suo gruppo, non andò in porto perché la Rosati stranamente sparì. E di questo, il presunto telefonista del caso Orlandi, ritiene come probabili responsabili i soggetti che intendevano colpire con questa azione di pressione.  Accetti ipotizza anche che la ragazza abbia fatto una brutta fine.

Eventuali riscontri positivi di questa testimonianza potrebbe ridare forza al discusso memoriale del “supertestimone” del caso Orlandi. Caso, recentemente archiviato nel suo filone principale di indagini che aveva nel mirino esponenti della banda della Magliana e del Vaticano.  Nel vortice di ipotesi sui rapimenti delle ragazze, visti in chiave di ricatto sul vaticano e sulle istituzioni in un momento turbolento della storia a cavallo tra gli anni 70 e 80 (Calvi, Marcinkus, P2.), si sono anche letti come strumento di ricatto nella  guerra mai scritta  tra due fazioni  in lotta sulla politica anticomunista dell’ allora papa Wojtyla che portò all’implosione del blocco sovietico.  In questo ambito rientrerebbe anche il caso meno noto di un’altra ragazza: Katy Skerl. Una diciasettenne che nel 1984 fu strangolata a Grottaferrata. Per il supertestimone Accetti questa azione fu una vendetta del gruppo che si opponeva alla sua fazione detta “il ganglio” che era impegnata a ostacolare la linea anticomunista del papa polacco.

Un rapimento, quello Orlandi-Gregori, che secondo questa visione vedrebbe coinvolti esponenti della banda della Magliana e del Vaticano. E’ proprio questo filone che è stato oggetto della recente archiviazione da parte della Procura di Roma.  La banda della Magliana avrebbe avuto  stretti collegamenti con esponenti dello Ior  e presso questa banca avrebbe affidato i suoi  fondi. Questo secondo quanto dichiarato dallo scrittore giornalista Carlo Bonini, esperto di mala romana (Suburra),  interloquendo con Giovanni Floris su La 7.  Si tratta forse dell’unico o rarissimo frammento in cui sui media, da quando è esploso il caso legato alla fuga di notizie sulla gestione delle finanze Vaticane, si sia timidamente per qualche secondo  fatto riferimento  al caso Orlandi.

Per mettere luce alla sparizione di Alessia Rosati si punta anche il dito sulla storica sede dell’Autonomia romana di via dei Volsci e in particolare sul ruolo che possibili “infiltrati” avrebbero potuto avere in questa tragica vicenda.

Sulla discussa figura di Marco Fassoni Accetti e sulla sua “centralità” in queste vicende il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci (autore di due volumi sul caso Orlandi) è chiaro: «Fassoni Accetti, tra qualche bugia e depistaggi ancora in corso, porge comunque un filo, visto che partecipò ai fatti. Basta afferrare il bandolo, svolgendo una inchiesta approfondita e coraggiosa, per risalire alla storia di trame e lotte di potere che coinvolsero stato italiano e vaticano nella fase finale della guerra fredda. Così i casi Orlandi e Gregori, nonchè quelli collegati, sarebbero risolti. Il problema è che la verità fa ancora paura a molti. Solo papa Francesco potrebbe dare l’impulso decisivo».