L’ex direttore del quotidiano Il Mattino ed attuale editorialista del Foglio, Alessandro Barbano nel suo ultimo libro; “Le dieci bugie. Buone ragioni per battere il populismo” (edizioni Mondadori), prova a smontare l’onda populista, denunciando, nello stesso tempo, le responsabilità della cosiddetta politica tradizionale. Il populismo è infatti il frutto avvelenato  di una classe dirigente incapace di mettere a fuoco i problemi e che ha spesso preferito rifugiarsi dietro una serie di luoghi comuni spacciati per indiscusse verità. Le dieci bugie sono un po’ questo e l’autore prova a smascherarle.

L’affermazione più abusata, in tutti contesti, è che l’attuale crisi economica e sociale sarebbe stata causata dalle politiche liberiste. Tesi cui Barbano replica evidenziando che in Italia, né la destra né la sinistra, hanno mai applicato politiche di quel genere. Seconda asserzione da confutare è la progressività del nostro sistema fiscale. Solo sulla carta è così ma poi, tra esenzioni, franchigie e detrazioni varie, questo carattere scompare quasi del tutto. Anche la diffusa convinzione, per la quale se i lavoratori più  anziani ritardano la pensione i giovani non troveranno mai un’occupazione, risulta errata, in quanto nel mondo del lavoro la sostituzione della mano d’opera non avviene mediante un semplice computo aritmetico.

Nel mirino di Barbano finisce anche l’idea che tutto quello che è nuovo sia necessariamente migliore di quello che già esiste. Così come viene censurata la diffidenza verso la meritocrazia, da molti ritenuta l’anticamera dell’egoismo individuale e la fonte di eccessive disuguaglianze. Una dopo l’altra, molte convinzioni, ritenute indiscutibili, vengono analizzate sotto una diversa prospettiva. Talvolta con esiti anche paradossali.

A monte di questa panoramica di situazioni e di problemi, vi è poi un dato di fatto: l’ancoraggio europeo, naturale approdo per l’Italia e per tutte le nazioni del vecchio continente. Ed è soprattutto riguardo a questo indispensabile orizzonte europeista che l’autore stronca le illusioni populiste con il loro immaginario, ed illusorio, ritorno al passato: a quelle vecchie frontiere ormai superate dalla storia che segnerebbero soltanto il nostro definitivo ed inesorabile declino.