Al Teatro Marchesa, in corso Vercelli 141, è stata presentata la serata conclusiva della prima della stagione teatrale, di sabato 13 Aprile.

La serata teatrale si svolgerà in due atti: il primo atto alle 20.45 con “I nostri giorni felici”e il secondo atto alle 21.30 con la rappresentazione de “Il nostro posto”.

La rassegna nasce dallo studio di ricerca che caratterizza l’associazione Choros: usando il teatro come strumento di coesione sociale e di integrazione territoriale.

Attualmente l’associazione collabora con il Theatre du Soleil oltre ad essere questo un partner per la promozione e la diffusione degli spettacoli, tanto che la rassegna stare nel tempo è in coproduzione col teatro parigino.

Infatti, non per ultimo “Il tempio delle nostre fragilità” (andato in scena al Teatro Astra il 10 gennaio) ha calcato il teatro parigino oltre a essere come esempio di studio all’interno dei laboratori teatrali, questo grazie all’incontro, avvenuto nel 2006, con l’attore Duccio Bellugi Vannuccini. Figura che ancora oggi spinge l’attività di Choros insieme al direttore artistico Maria Grazia Agricola.

I tre spettacoli che compongono la raccolta “Stare nel tempo” sono uniti da un filo rosso: il teatro comunità.

– “Il tempio delle nostre fragilità”: nato nel 2015 che lavora sul bagaglio narrativo familiare di ciascuno: la relazione coi propri genitori è fulcro centrale dello sviluppo della drammaturgia e fa convivere in scena cinque personaggi che vanno dai 40 ai 70 anni.

– “I nostri giorni felici”: adattamento di comunità del testo di Samuel Beckett. Il gruppo di attori debutta nel 2018 al Teatro Marchesa. In scena dieci persone recitano dalle proprie tane, luoghi sicuri da cui non escono se non in poche e brevi occasioni. Sono i due giovani ragazzi stranieri che, spinti dai versi dell’amore di Shakespeare, aiutano le passate generazioni a uscire qualvolta, con la testa incuriosita, dal proprio nascondiglio personale. Ecco così un altro progetto che veicola il tema delle relazioni intergenerazionali.

– “Il nostro posto”: I quattro personaggi cercano di comprendere le radici della propria esistenza e i suoi possibili sviluppi attraverso i sogni e i desideri cresciuti con loro. Attraverso il racconto, il gioco e il contatto cercano un conforto reciproco, ma emergono la malinconia di una spensieratezza difficile da ritrovare e il dolore di infanzie complicate da genitori inconsapevoli.