Stipendi che vanno da un massimo di 6 euro l’ora ad un minimo di 4,61 euro lordi l’ora. È quanto prevede il bando per il servizio di portierato e receptionist promosso dal Ministero del lavoro e dello sviluppo economico, per la ricerca di quattro dipendenti da destinare ad alcuni uffici romani del MISE (quelli di via Molise 2, via Molise 19 e di via san Basilio 14).

La Metroservices Srl, la ditta che si è aggiudicata il servizio, è stata scelta in base al criterio dell’offerta economica più vantaggiosa. Tutto secondo le norme di legge, se non fosse che, in uno degli allegati al bando, i compensi previsti per i nuovi dipendenti del ministero, addetti al servizio di accoglienza e portierato, lasciano alquanto stupiti: a due addetti sarebbe corrisposto un salario pari a 6,98 euro lordi l’ora, (1.200 euro al mese), ad un altro spetterebbero 5,65 euro lordi l’ora e  per l’altro dipendente  si parla di 4,61 euro lordi l’ora (797,53 euro al mese). 

 

Paghe risicate per un Ministero guidato dal leader politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che si è sempre detto sostenitore del salario minimo garantito, del decreto dignità e del reddito di cittadinanza.

A sottolineare l’incoerenza Cinquestelle ci pensa il senatore del Partito democratico, Mauro Laus, che dichiara: «Siamo di fronte ad un ministro dalla doppia morale, da un lato piange i lavoratori sottopagati, dall’altro permette che articolazioni del suo stesso ministero assegnino gare che prevedono paghe da fame. Di Maio si vergogni, venga in aula a riferire e chieda scusa a questi lavoratori – aggiunge l’esponente democratico – e lo faccia anche il M5S tornando in tutte quelle piazze in cui ha fatto sciacallaggio al solo scopo di racimolare facili consensi. Da chi ha sempre dato dello sciacallo agli imprenditori che si attenevano alla contrattazione – conclude –  ci saremmo aspettati che, nell’esercizio delle sue funzioni, si preoccupasse almeno dell’Abc e cioè di dare direttive chiare agli enti che dipendono dal suo stesso ministero. Se avesse voluto avrebbe potuto trovare le modalità per non  assegnare la gara a quegli importi. Evidentemente gli faceva comodo cosi».