Recentemente è stata avviata, dopo molte discussioni in Commissione Bilancio, una meritoria operazione per rinegoziare i contratti di finanziamento “derivati” che stipulati con le Banche molti anni orsono per finanziare la trasformazione infrastrutturale della Città (Metro, Passante ferroviario, ecc.), alla luce delle mutate condizioni finanziarie generali, pesano oggi sul bilancio della Città di Torino.

Si tratta di un argomento tecnicamente complesso, rilevante e piuttosto oscuro per il cittadino.

Dalla rinegoziazione dei mutui passa infatti uno dei cardini delle azioni di risanamento possibile e soprattutto da questa operazione deriva la reale possibilità di avviare un nuovo ciclo di investimenti a Torino, oggi quasi bloccato.

Sono in ballo infatti centinaia di milioni di euro. L’amministrazione Appendino (con delibera n. 2019 00116/024 del 22 gennaio 2019 dell’Assessore Rolando) ha deciso di avvalersi di consulenti esterni per analizzare la situazione e ha avviato una procedura di affidamento per scegliere direttamente il consulente che dovrebbe assistere l’Amministrazione. Il meccanismo di selezione del consulente scelto dal duo Appendino/Rolando è il seguente: si invitano con lettera alcuni soggetti scelti dall’Amministrazione e si chiede loro di formulare una offerta. E poi si aggiudica. Direttamente.

Il meccanismo per remunerare il consulente che è stato individuato è piuttosto singolare stante soprattutto la rilevanza dell’operazione. Si procede ad un fisso, di 35.000 euro, che consente (?) alla Città di sceglierlo con affidamento diretto (la soglia limite per tale procedura prevista dal nostro codice degli appalti è infatti 40.000 euro) e poi, gli si da fino al 20% sulle somme risparmiate o recuperate dalla Città in seguito a contenzioso o transazione con la Banca che ha emesso il derivato (cosiddetto success fee). Ovviamente trattandosi di uno stock di debito molto rilevante (580 milioni su un totale di 2.824 milioni di euro) è piuttosto ragionevole supporre che il compenso per il consulente alla fine sarà molto molto molto superiore ai 35.000 usati per scegliere la procedura di affidamento diretto invece che fare una gara pubblica.

Strano modo di procedere…molto strano.

In ogni caso vogliamo vederci chiaro e abbiamo oggi depositato una interpellanza che chiede di conoscere 4 cose:

1) in base a quali criteri sono stati invitati gli operatori economici e come si pensa di verificare i requisiti specifici necessari alla loro selezione;

2) alla luce del fatto che l’importo complessivo dell’incarico (fisso + success fee) é di certo di gran lunga superiore alla soglia prevista per gli affidamenti diretti se si ritiene la procedura scelta conforme ai principi generali e alle norme specifiche del codice degli appalti;

3) se, stante la notevole rilevanza della questione sia in termini di delicatezza relativa ai potenziali conflitti di interesse che in termini di impatto economico dell’appalto sia stata consultata l’Anac, anche solo in via consultiva, relativamente alla legittimità della procedura scelta e deliberata;

4) come si vorrà impostare la seconda fase della procedura, se sarà garantita la possibilità di partecipare anche ad ulteriori operatori economici dato atto che il compenso verrà influenzato in maniera determinante dall’elemento variabile che verrà individuato sulla percentuale offerta (massimo 20%) per la parte da calcolare sulle somme risparmiate o recuperate dalla Città (success fee)

Vedremo cosa ci risponderanno, se ci risponderanno

 

*Stefano Lo Russo, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Torino

foto di ©Rawsht Twana