L’ex calciatore Matteo Sereni, già portiere del Torino , è stato scagionato da un’accusa di violenza sessuale su minori dal tribunale di Torino.

Il giudice per le indagini preliminari, Francesca Firrao, ha disposto l’archiviazione del procedimento. Sereni era accusato di presunti abusi su due bimbi. Accolta la tesi dei difensori, gli avvocati Michele Galasso e Giacomo Francini, secondo i quali i minori «sono stati per lungo tempo e reiteratamente interrogati con modalità inappropriate e potenzialmente suggestive di falsi ricordi dalla moglie separata Silvia Cantoro, dalla suocera Franceschina Mulargia e dai consulenti tecnici in ambito civile e penale». 

Ai bambini sarebbe stato chiesto varie volte «dentro e fuori le aule di giustizia» di ripercorrere i fatti.

Il caso nel corso degli anni ha visto impegnata l’autorità giudiziaria non solo di Torino, ma anche di altre città italiane, e nell’ordinanza del tribunale subalpino si fa presente che «quasi tutti i magistrati che si sono occupati della vicenda hanno evidenziato che i minori sono stati in più occasioni sentiti con modalità inappropriate». 

La giudice Firrao osserva che nel corso dei dieci anni in cui si sono svolti gli accertamenti i bimbi sono stati sentiti da consulenti tecnici in ambito civile (“il cui procedere è stato criticato perfino” dal giudice che si era occupato del caso in Sardegna) e penale, dai magistrati e “dagli adulti di riferimento”. Ma fin dall’inizio “l’argomento è stato affrontato senza cautele”. “Non v’è dubbio – si legge nell’ordinanza – che in materia di minori il problema non sia tanto e solo la capacità di riferire ciò cui hanno assistito, ma proprio la formazione del ricordo, ben potendoci essere dei ‘falsi ricordi’ determinati dal racconto dell’evento ricevuto nel tempo dagli adulti di riferimento, dalla qualità e dalle aspettative di chi pone la domanda, dalla relazione che lega l’adulto al minore”. La giudice cita in proposito una serie di modifiche legislative e la Carta di Noto così come aggiornata nel 2017.