La storia racconta che erano passati solo cinque minuti: il tempo trascorso dal confronto con Chiara Appendino e quello per scrivere e stampare la lettera di dimissioni. Stiamo parlando di quelle veramente irrevocabili firmate dall’allora capo di gabinetto della sindaca di Torino, Paolo Giordana.

Già, perché quelle di due anni fa, era il 28 ottobre 2017, che diede, come veniva chiamato, il cardinale Richelieu di Palazzo di Città, non sono state mai ritirate.

Nessun ripensamento, nessun “Al lupo, al lupo!”. Giordana in quei giorni era finito dentro all’antipatica vicenda che lo vedeva coinvolto: una multa presa da un suo amico, la telefonata all’amministratore delegato di Gtt, etc.etc.

Apriti cielo! Condanne bipartisan, processi sommari.

Ma Giordana decise di uscire di scena da solo, in cinque minuti appunto, il tempo di ascoltare ciò che aveva da dirgli la sindaca, il tempo di scrivere e stampare il suo addio.

La stessa cosa non fece Luca Pasquaretta, il capo ufficio stampa dell’Appendino, il quale solo dopo mesi e mesi dallo scandalo scoppiato intorno alla sua consulenza di cinque mila euro al Salone del Libro, lasciò per andare alla corte di qualcun altro (ma questa è un’altra vicenda, diventata giudiziaria).

Ma neanche lì non furono vere e proprie dimissioni, come sottolineava il giornalista lucano spesso e volentieri, ma una risoluzione consensuale del rapporto.

E ora Emiliano Bezzon, il comandante della polizia municipale di Torino, che prima consegna le lettera di dimissioni e poi a sorpresa le ritira.

Se vogliano essere pignoli ci sono anche le minacce di dimissioni, mai diventate realtà.

Ad esempio quelle della sindaca durante la riunione di maggioranza in cui si discuteva della possibile candidatura di Torino alle Olimpiadi. Quelle quasi quotidianamente promesse da alcuni consiglieri dissidenti di maggioranza (Damiano Carretto, una settimana si e l’altra anche, viene dato come fuoriuscito dal gruppo, ma poi puntualmente, ogni lunedì, siede nei banchi dei pentastellati). Dai un pò di coraggio, non è così difficile!

Insomma il Palazzo di vetro e della trasparenza, come i grillini avrebbero voluto che fosse quello di Città dopo la sconfitta di Piero Fassino, assomiglia sempre più ad un “Palazzo delle Dimissioni non mantenute”.

Tornando a Paolo Giordana. La storia dice che è stato anche l’unico a non aver chiesto un aumento di stipendio, come invece rivendicava spesso e volentieri Pasquaretta e non solo.

Vuoi vedere che Richelieu alla fine, tra errori veri fatti e presunti, è forse l’unico che in fatto di coerenza ne esce tutto sommato bene?

Tanti e troppi “vado o non vado”, che non fanno che confermare la teoria che aveva, a proposito degli uomini, lo scrittore Leonardo Sciascia.