È in corso ai Murazzi di Torino la nuova edizione di Proxima, il Festival nazionale di Sinistra Italiana – Leu, dall’11 al 16 settembre. In programma numerosi appuntamenti, fra dibattiti politici e momenti di spettacolo. Ne abbiamo parlato con Marco Grimaldi, Segretario regionale di Sinistra Italiana e portavoce di Liberi e Uguali in Consiglio regionale, fra gli organizzatori del Festival.

L’edizione di quest’anno è intitolata “Dopo l’Eclissi”. Cosa vuole significare?

Dopo il successo dell’edizione 2017, organizzato in contemporanea al G7 in corso in quei giorni a Torino, ritorniamo con un appuntamento di caratura nazionale. Nella scorsa edizione, fra le altre tematiche, avevamo affrontato il problema dell’Industria 4.0, la rivoluzione basata sull’impiego massiccio dell’intelligenza artificiale che potrebbe cancellare milioni di posti di lavoro. Quest’anno ripartiamo da lì e dalla proposta che ho presentato assieme ai colleghi di Leu in Consiglio Regionale per una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, una misura studiata per aumentare i posti di lavoro. A questo aggiungiamo un tema quanto mai di attualità, la crescita delle forse di destra razziste, xenofobe e antieuropee. Qualcuno dice che una sorta di “sole nero” è sorto sopra l’Europa. Noi vogliamo opporci a questa Eclissi dei diritti, della solidarietà e del buon senso, dando una risposta politica

Quale?

Intanto riprendendo alcune parole d’ordine della Sinistra che parevano dimenticate, come ‘”lavorare meno, lavorare tutti”. E poi spiegare chi davvero ci ruba il futuro, che non sono i migranti come vuol farci credere la cultura di Destra. È assurdo pensare che i nostri problemi dipendano da chi sta peggio di noi. A livello economico, per esempio, molti problemi nascono dal fatto che troppi lavorano troppo, mentre altri non lavorano. Riteniamo quindi che sia un paradosso straordinario detassare gli straordinari. Occorre invece diminuire il numero di ore lavorate pro-capite, in modo che il monte ore dia la possibilità ad altri di entrare nel ciclo produttivo. Una necessità già attuale, ma che diventerà imprescindibile con l’ingresso massiccio dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi, con macchine in grado di svolgere un numero enorme di mansioni sottraendole ai lavoratori in carne e ossa

Prendiamo spunto per tornare sull’attualità: il Governo sembrerebbe intenzionato a rivedere le liberalizzazioni che hanno permesso le aperture commerciali anche alla domenica, voi come vi ponete?

Siamo favorevoli a una forma di regolazione più stringente per le aperture domenicali del commercio. Anche perché da quando la riforma di segno liberista voluta dal Governo Monti è entrata in vigore, non vi sono stati giovamenti sotto nessun punto di vista. L’occupazione nel settore e in generale non è aumentata, anzi, e gli affari nel commercio non sembrano aver goduto di una crescita significativa. E anche dal punto di vista macroeconomico non si vedono benefici: il Pil è rimasto sostanzialmente invariato, con tassi di crescita minimi. L’unico cambiamento vero si è avuto per quanto riguarda le condizioni dei lavoratori, peggiorate nettamente. Non dimentichiamoci che in Francia si lavora mediamente il 17% in meno rispetto a noi, in Germania addirittura il 25% in meno, eppure dal punto di vista produttivo sono sicuramente più efficienti

E tornando alle migrazioni, che sembrano il problema maggiore?

Secondo noi il problema maggiore non è tanto che arrivino gli stranieri, ma che emigrino gli italiani. Ogni anno 3-400.000 giovani, perlopiù laureati, se ne vanno all’estero perché non trovano sbocchi nel nostro paese. Un controsenso, specie ora che in Regione Piemonte, per esempio, abbiamo farro ripartire ‘l’ascensore sociale’, garantendo le borse di studio a tutti i meritevoli e consentendo così la prosecuzione degli studi anche ai meno abbienti. Dopodiché, una volta formati, questi giovami sono costretti a emigrare all’estero, portando con sé questo bagaglio di conoscenze e competenze, perché qui non trovano lavoro o vengono sfruttati

Cosa proponete per fermare questa emorragia?

Per prima cosa vietare il lavoro gratuito. Il lavoro deve essere retribuito, e in modo dignitoso. Per questo ci opponiamo anche a quella forma di sfruttamento mascherata che è l’alternanza scuola-lavoro, con le multinazionali che assoldano migliaia di studenti per fargli svolgere mansioni normalmente attribuite a fattorini, camerieri e così via. E bisogna intervenire anche sulle storture della GIG economy, che dietro una parvenza di modernità e terminologie inglesi accattivanti, nasconde nuove forme di sfruttamento e scarica il ‘rischio d’impresa’ sul lavoratore. Pensiamo all’esempio paradigmatico dei ‘rider’, i fattorini in bici che fanno consegne di cibo o altro: hanno a loro carico il materiale, cioè la bici e il cellulare, non sono coperti in caso di malattia e infortunio, o anche solo in caso di maltempo, quando magari guadagnano pure meno perché le consegne sono più difficoltose. In pratica, è stato reintrodotto il cottimo, una pratica contrattuale che ritenevamo superata, con in più il rischio d’impresa a carico del lavoratore

Per chiudere, cosa vi aspettate da questo Festival?

Di uscire dal buio facendo capire che dal buio si esce tutti insieme. E di cambiare le nostre condizioni di vita, il nostro Paese, “un’ora alla volta”, come recita una delle parole d’ordine del nostro Festival, convincendo le persone a dedicare regolarmente un’ora del proprio tempo al volontariato, alla partecipazione, a tornare a lottare per far valere i propri diritti