È difficile pensare male del proprio babbo, soprattutto se si chiama Silvio Berlusconi, l’uomo che ha stravolto il senso comune della morale del nostro Paese, che ha dilatato fino ai peggiori istinti il rapporto tra fine e mezzi in nome dell’unico interesse che ha movimentato la sua vita: il suo. Ora se è inimmaginabile pensare che Marina Berlusconi possa rimproverare il proprio babbo, come Matteo Renzi si ritrovò a fare con il suo, almeno le si può chiedere di non piazzarlo anzitempo nel Pantheon degli immortali. Vuoi perché Silvio Berlusconi è arciconvinto di esserlo davvero in questa terra, vuoi perché la storia ha processi di reclutamento insondabili e non si può escludere che nel breve volgere di qualche anno questo Paese per miracolo possa anche rinsavire e gettare nella discarica le pagine peggiori della sua cronaca recente e meno.

La lunga premessa è d’obbligo dopo l’attacco portato dalla zarinetta di Mediaset a DiBa, al secolo Alessandro Di Battista, fino a ieri enfant prodige del Circus Five stars. Con la sicurezza di chi conosce bene almeno le barzellette di suo padre, l’erede prima dell’Impero mediatico ha svalutato il DiBa come si fa con i paria, l’ultimo degli ultimi, negandogli la possibilità di essere ricordato sui libri di Storia.

Marina Berlusconi in fondo ha ragioni da vendere: a differenza del padre condannato che un posto nella memoria se lo è conquistato da tempo con i suoi incalcolabili rinvii a giudizio, DiBa non ha neppure uno straccio di inchiesta a suo carico e, impensabile per chi fa del protagonismo il suo vinavil con la vita, si è pure preso il lusso di un periodo sabbatico dalla politica. E al massimo, la sua estraneità gli farà guadagnare una nota a piè di pagina dedicata a queste estenuanti trattative per un inciucio di governo a geometria variabile: “Alessandro Di Battista, politico per una stagione, vissuto ai tempi in cui a Montecitorio si esercitava l’acrobata piu Fico del Circus Five Stars”. Davvero poco per meritarsi l’arroganza dell’invidia dei potenti.