di Mario Berardi 

Il drastico ridimensionamento della presenza Fiat a Torino (cura Marchionne-Elkann) tocca anche un gioiello della famiglia Agnelli: il quotidiano “La Stampa”, fiore all’occhiello dell’Avvocato. Entro marzo avverrà la fusione con il Gruppo L’Espresso dell’ingegnere De Benedetti e John Elkann si limiterà a detenere circa il 5% delle azioni della nuova società editoriale, rinunciando al “primato” (ma a Londra manterrà la guida del prestigioso settimanale “The Economist”).
I giornalisti de “La Stampa”, temendo un ridimensionamento, hanno proclamato lo stato di agitazione; ma la vertenza appare tardiva perché i giochi finanziari sono ormai fatti. Secondo le previsioni degli esperti in Italia resteranno due grandi gruppi editoriali, “Il Corriere della Sera” dell’alessandrino Urbano Cairo, “La Repubblica-L’Espresso” del torinese De Benedetti (per pochi mesi anche AD del Gruppo Fiat).
Il quotidiano di via Lugaro pare destinato ad uscire dalla dimensione nazionale (da cui il ridimensionamento di giornalisti e poligrafici) per divenire il numero uno dei fogli regionali della catena Finagil-Espresso, che controlla una dozzina di testate, dal “Tirreno” di Livorno alla “Sentinella del Canavese” di Ivrea. Per i paradossi della storia “La Stampa” diverrà la nuova “Gazzetta del popolo”, la storica testata piemontese chiusa nell’81 per un debito di quattro miliardi di lire, nell’assenza del potere economico e finanziario che – nello stesso tempo – trovava con la Fiat di Agnelli e Romiti centinaia di miliardi per salvare il “Corriere della Sera” dal naufragio della P2 di Licio Gelli e Tassan Din. La riduzione di ruolo del foglio torinese non si spiega soltanto con la “cura Marchionne” con la crisi generale della carta stampata: dopo la scomparsa dell’Avvocato, la Famiglia non ha compiuto investimenti significativi nel giornale, anzi ha venduto persino la prestigiosa sede di via Marenco, in riva al Po.

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Oggi “La Stampa” vende 180mila copie tra edicole e on-line, contro le 400mila degli anni Ottanta: è vero che la flessione è generale, ma “Corriere” e “Repubblica” sono inseriti in importanti gruppi editoriali, mentre “la busiarda” (come la chiamavano i metalmeccanici) è sola, senza tv, libri…. Nel dopoguerra la terra subalpina contava otto testate politiche e informative, oggi – nel regno dei social network il panorama editoriale è ridotto all’osso, ma il mondo politico e culturale sembra “distratto” di fronte alla flessione di ruolo; è un’assenza preoccupante perché, con la concentrazione del potere mediatico a Roma e a Milano, Torino subisce un’oggettiva sconfitta; alcune voci del mondo imprenditoriale auspicano che la Exor di Elkann accresca la sua presenza nel Gruppo dell’ingegnere Carlo De Benedetti, come “garanzia di sviluppo”; per il mondo giornalistico non c’è rischio di licenziamenti, ma di sostanziale blocco del turn-over, con riflessi negativi sulle giovani leve (compresi gli allievi della scuola universitaria di giornalismo). Anche la galassia RAI non è fonte di notizie incoraggianti per il Piemonte: secondo ”L’Espresso” il nuovo Dg Campo Dall’Orto avrebbe in mente di fondere la Testata Giornalistica Regionale con il canale satellitare All- News, creando cinque macro-aree, con Milano a capo del nord-ovest; sarebbe – se attuata – la sconfessione delle autonomie regionali dei venti TG “locali”, dimenticando il carattere storico della presenza Rai a Torino e la funzione anche nazionale della sua redazione. C’è da sperare che nel passaggio di consegne tra i governi Renzi e Gentiloni questo progetto resti nel cassetto. Una nota positiva giunge invece per le testate locali piemontesi (un vero patrimonio culturale, informativo, occupazionale) con il varo della riforma dell’editoria; come ha scritto il presidente della FNSI Beppe Giulietti “era dal 1981 che la legge sull’editoria non veniva sottoposta a una revisione radicale e profonda”. La nuova legge prevede il fondo unico per l’editoria e pone così ne ai mille rivoli del sostegno, spesso finiti in luoghi e mani poco affidabili; c’è da sperare che anche la Regione Piemonte, come la Sardegna, proceda con una sua “legge”, ad ulteriore sostegno di un ricco e valido panorama informativo.

Articolo pubblicato sul numero mensile del 15 gennaio 2017