In questi giorni alcuni quotidiani pubblicano la situazione in cui versano gli immobili ATC occupati abusivamente da non aventi diritto. E correttamente si invocano i rimedi messi a disposizione della normativa per liberare ciò che non è dovuto, cancellando le aspettative di chi, realmente, credeva di poter beneficiare dopo lungo tempo di un tetto sotto cui vivere.

Non intervengo sulle modalità di accesso ai bandi, alla creazione delle graduatorie, alla terribile antica burocrazia, alle attese, alle speranze riposte nell’austero palazzo di corso Dante.

Ma mi preme raccontare la storia di Paola B. (nome di fantasia). Paola era felicemente sposata ed è diventata mamma di quattro splendidi figli. Paola aveva ed ha un lavoro serio, dignitoso, ma soprattutto a tempo indeterminato. Alleva i bambini, li cresce e non fa mancare loro nulla.

Poi la vita, dura, fa perdere il lavoro, autonomo, al marito, nascono i debiti e Paola vede ridursi la busta paga, unica fonte di sostentamento e unico documento fiscale a disposizione dei creditori… Paola è in attesa di una casa popolare. Ingenuamente comunica che nel frattempo si è separata dal marito e la normativa prevede immediatamente una modifica del punteggio per accedere alla graduatoria.

Paola è diventata troppo ricca per permettersi una casa popolare, ma troppo povera per cercare una casa in locazione da privati. Paola è in un limbo, ma la necessità di garantire una protezione ai suoi piccoli la costringe a compiere un atto di forza. A luglio 2017 occupa abusivamente un piccolo alloggio ATC.

Lo ristruttura, lo rende un accogliente nido per i suoi bambini, raccontando loro una bugia, come può fare solo una madre preoccupata per la propria prole: finalmente avevano consegnato la casa, dice ai figli.

Da qui inizia un altro calvario. L’ATC denuncia penalmente Paola per occupazione abusiva. Il processo la vede vittoriosa con la richiesta di archiviazione per stato di necessità (art. 54 c.p.).

Ma quello che mi ha indotto a scegliere il titolo di questo articolo è un fatto, ai miei occhi, inverosimile. È vero che Paola ha occupato abusivamente l’alloggio, ma paga il canone e le utenze all’ATC con la dizione “acconto danni occupazione abusiva”. Non ci potevo credere.

Paola è abusiva ma paga un canone, i danni per l’occupazione abusiva, l’ascensore, la luce, il riscaldamento. Ma allora ci sono diverse sfumature di abusivi: quelli che occupano e basta, quelli ai quali viene assegnata la casa e poi non pagano, quelli che subaffittano, quelli che occupano perché sfrattati da altri appartamenti precedentemente occupati… un sottomondo.

E per concludere il racconto, Paola ha ricevuto lo sfratto ed entro maggio verrà, come prevede la legge, allontanata con i suoi figli e messa sulla strada. Allora la bugia verrà scoperta e cosa dovrà dire ai piccoli: siamo troppo poveri per certe cose, ma troppo ricchi per altre, troppo poco abusivi perché paghiamo un canone per rimanere, dovevamo essere abusivi e basta.

Questa è la realtà. A questo punto potrà chiedere di poter accedere ad una graduatoria perché non sarà più abusiva e comunque anche se lo è stata, ha pagato il canone per essere abusiva. Perdonate il gioco di parole ma, mentre scrivo, mi rendo ulteriormente conto delle sfumature dell’essere abusivi…