Era l’11 settembre del 1973 quando le forze armate cilene al comando del generale Augusto Pinochet Ugarte cancellarono le libertà costituzionali con un golpe contro il governo democraticamente eletto del presidente socialista Salvator Allende. Sono passati 45 anni. Nell’assalto dal cielo e da terra al palazzo presidenziale de La Moneda nella capitale Santiago del Cile, i golpisti fascisti sponsorizzati dalle lobby industriali e finanziarie statunitensi ed europee, uccisero Allende.

Il presidente scelse la strada del sacrificio estremo pur di non concedere ai militari l’alibi del suo esilio che avrebbe potuto attenuare l’indignazione all’estero. Il Cile divenne in poco tempo un grande e unico campo di concentramento in cui i militanti dei partiti e dei movimenti di sinistra furono cancellati dalla faccia della terra, torturati e seviziati. La rapidità del golpe e la decimazione su scala industriale degli oppositori operata da Pinochet divenne il “manuale” su cui i militari argentini studiarono per prendere nel 1976 il potere, destituendo la presidentessa Isabel Peron.

Una prova di forza per “normalizzare” l’Argentina che costò la vita a circa 30 mila persone, in massima parte giovani di sinistra, scomparse dai radar della vita, seviziate in prigioni occulte o gettate dall’alto di aerei militari da trasporto e date in pasto ai pesci dell’Oceano.

L’impatto in Italia del golpe cileno fu impressionante ed ebbe anche importanti riflessi sul piano politico: il segretario del Pci Enrico Berlinguer lanciò il “compromesso storico” con le forze cattoliche a difesa della democrazia. Purtroppo, il golpe cileno vellicò anche gli umori rivoluzionari della sinistra extraparlamentare che alimento i propositi di terrorismo da tempo in incubazione.

Di quell’11 settembre 1973 restano le testimonianze scritte e orali di numerosi coraggiosi giornalisti che denunciarono dalle loro testate, anche a rischio della propria incolumità fisica, la violenza di chi soffocava la dignità dell’uomo. Non ho potuto fare a meno di pensare a quegli eventi, alla presenza massiccia dell’informazione nel dramma cileno, nel guardare l’agenda dell’Unione Europea, il cui Parlamento sarà chiamato domani al voto per esprimersi sulla direttiva a favore del diritto d’autore.

Un diritto quotidianamente violentato dal e nel web che ha i suoi alfieri nei grandi colossi delle piattaforme,  che scippano tutto a tutti “a gratis”, ingrassando i loro conti correnti, dando però un grosso contributo all’impoverimento dei quotidiani e alla contrazione di inviati in giro per il mondo impegnati a raccontare con autorevolezza in presa diretta, con notizie di prima mano, guerre, attentati, tensioni internazionali. Ovvero sana informazione che a qualcuno deve piacere poco, tutto preso a narcotizzare il mondo.