Matteo Renzi davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha giurato. E’ lui il nuovo premier del nostro Paese. Il Demolition Man che è passato su tutto e tutti a incominciare dal suo compagni di partito Enrico Letta, il suo predecessore, è arrivato al Quirinale alle 11.17 accompagnato dalla moglie Agnese e dai tre figili, in puro stile americano.
L’emozione lo ha un po’ tradito mentre saliva su un Alfa 166 grigia: nessuna parola con i cronisti e una faccia tesa, seria, dettata dal peso del momento.
Prima il nuovo presidente del Consiglio tramite Twitter aveva salutato i suoi fan ringraziandoli per l’appoggio: “Grazie per i messaggi. Compito tosto difficile. Ma siamo l’Italia, ce la faremo. Un impegno: rimanere noi stessi, liberi e semplici”. Pochi minuti dopo il suo giuramento è toccato a tutti i ministri mettersi a disposizione del Paese e dare così il via al nuovo governo.
Una giovane squadra guidata da un premier che ancora una volta non è stato eletto dal popolo, ma per la maggior parte dei commentatori questa è solo una quisquiglia, pinzillacchere come direbbe il principe della risata Antonio De Curtis, in arte Totò.
Quello che emerge comunque è che Renzi ha scelto con accuratezza il suo team, probabilmente accettando anche consigli dall’Europa e dalla banche, come è evidente sulla designazione di Pier Carlo Padoan a ministro dell’Economia: un tecnico, economista, già cndilgiere dei governi D’Alema e Amato. Nel suo curriculum spiccano i nomi di Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea e Banca Mondiale, di cui è stato consulente. Lui, dopo Renzi, è l’altro volto con cui gli italiani dovranno confrontarsi maggiormente. Ma da lunedì ci sarà tutto il tempo di capire se questo governo ha già una data di scadenza e se Matteo da Firenze sarà capace di volare verso il sole senza bruciarsi le ali, come un novello Icaro.

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