Sabato al Torino Pride ho visto tanti colori, tanti sorrisi, tanti baci, tantissimi suoni. Tutti dentro una sola grande cornice : l’amore.

Ma “che coss’è l’amor?” canta qualcuno. Io non lo so, ma quel magico mondo che è internet lo saprà, spero. Cerchiamo. C’è la definizione che ne da l’Enciclopedia Treccani alla parola, vi lascio il link se volete andare a cercarla anche voi.

C’è l’equazione di Dirac (che dà il titolo a questo nostro nuovo incontro). Per gli ingegneri : leggo su internet che è sbagliata. Non mi interessa. Io la uso. Mi piace e poi c’è la psi che indica la psicologia. Quindi, amen!

Cerchiamo anche cosa dicono i social e trovo che in TT su Instagram e Twitter c’è, tra gli altri, #loveislove.

In un attimo scatta l’associazione con una serie TV vista qualche mese fa su Netflix. Una sera in preda all’insonnia e a una voglia di vivere di leopardiana memoria cerco tra i suggerimenti qualcosa che mi ispiri. Cercavo una serie corta, iniziata e finita e con episodi non troppo lunghi. E trovo lei, Love. Americana, tre stagioni soltanto, episodi da 23-40 minuti per un totale di 34 episodi. È fatta. La inizio.

La storia è semplice, al limite del banale. Due tizi un filino disadattati e diversi molto più che il giorno e la notte si incontrano, casualmente, si innamorano, si lasciano, tornano insieme e non vado oltre. Facile parlare d’amore così, direte voi.

Invece no. Perché loro non sono solamente due ragazzi diversi con vite diverse, lavori diversi, famiglie diverse e formazione diverse che si incontrano si piacciono e stanno insieme.
No, no. Sono due persone con due funzionamenti mentali completamente opposti.

Siamo cioè di fronte a due persone che nel corso della loro vita hanno strutturato dei tratti di personalità completamente diverse tra di loro. Ora, non voglio fare la maestrina che fa la diagnosi di sti due tizi (sono pur sempre dei personaggi inventati, per Dio!). Ma mi piace provare a leggerli un po’ più a fondo, loro due.

Sì perché magari voi vedete due disadattati che stanno insieme, che infastidiscono. Che mettono a dura prova la sopportazione. Io no. Cioè si, in più occasioni avrei voluto impallinare prima uno poi l’altra e poi entrambi. Ma poi metto gli occhiali della psicologa e vedo altro. Vedo lei, Mickey Dobbs, una ragazza molto bella, ribelle, sfrontata, con un passato “avventuroso”. Con un passato alla sesso droga e rock’n’roll, avventure sessuali promiscue e relazioni che definire non sane è un eufemismo bello e buono. Vedo lui, Gus Cruikhank, un ragazzo non particolarmente attraente, timido, schivo, eccessivamente accomodante con tutti sempre. Evita le discussioni, al contrario di Mickey, che invece le cerca , le alimenta. Sembra quasi vivere di aria e conflitti (e canne).

Mickey e Gus sono due persone diverse, lontane. Sono lo zenit e il nadir. Ci vuole poco a capire che la loro relazione avrà alti e bassi, altissimi e bassissimi. Perché due persone così non possono convivere se non per il tempo di una “scopata”.

Ma non so bene se lo avevo capito subito e le mie difese hanno retto fino alla fine o se sono ancora un pochino lenta io, perché alla fine li ho smascherati. Alla fine si vede, quasi palesemente che è tutta una messa in scena. Che recitano entrambi un ruolo. Che sono ben più complessi di quello che vogliono far credere.

Mickey mostra dei tratti narcisistici che non sono poi così sinceri e franchi come possono sembrare. Perché anche se sembra mancare di empatia ( e il DSM 5 ci insegna essere elemento fondamentale per diagnosi di disturbo narcisistico di personalità), mancano tutti gli altri. Mickey non è il narciso che vuol farci credere, Mickey sembra più una personalità di tipo istrionico. Il suo atteggiamento seduttivo, il costante uso del suo aspetto fisico, la mutevolezza dell’espressioni delle emozioni. Sembrano decisamente delineare un quadro di tipo istrionico.

E Gus? Gus com’è? Gus fa un lavoro di merda, che non lo soddisfa (chi sarebbe soddisfatto da un lavoro come quello, siamo onesti), si sente inadeguato, non rischia mai. Il perfetto evitante.

E come si sposa con una come Mickey? Semplice.

  1. Lei non è una narcisista. Se lo fosse userebbe Gus per ottenere qualcosa. E direi che non è questo il caso. (Piccola nota. Fate attenzione a dire che qualcuno è un narcisista. I narcisi sono persone davvero davvero davvero … pessime. Per dirla banalmente, sono davvero cattivi.)
  2. A guardarla meglio, nella relazione con Gus nell’evolvere della serie lei sembra più dipendente che istrionica. La sua difficoltà a iniziare progetti (lascia Gus una quantità innumerevole di volte), l’urgente ricerca di relazioni intime non appena ne finisce una, sembra non essere in grado di stare sola.
  3. Lui è davvero molto meno inadeguato di come sembra.

Ed è il punto tre a permettere che la relazione funzioni. Gus è accudente, protettivo. Qualcuno direbbe troppo zerbino, qualcuno direbbe solo innamorato. Io dico che lui capisce nel profondo che Mickey non è una stronza. Gus vede oltre, vede qualcosa di bello che gli altri non sanno vedere. Si occupa e preoccupa di lei. Anche quando lei lo allontana. Anche quando lei lo caccia. E Mickey resiste, resiste più che può. Si difende, si difende come una leonessa ferita. Allontana Gus per non star male lei e per non far star male lui.

Lei si vede marcia dentro, vuota, fallata. Non vuole contagiare Gus con la sua inadeguatezza. E fa quello che a noi donne viene meglio : protegge l’uomo che ama. Protegge entrambi (secondo lei).

Lei non ha mai amato davvero qualcuno. Gus si, forse. Gus è indifeso, secondo lei. E come può un mare calmo affrontare uno tsunami?

Ma Gus ha la stessa difesa che salva Harry Potter dalla maledizione che non perdona : l’amore.

L’amore che Gus prova per Mickey riesce a rompere gli argini e la situazione si capovolge.
Lui diventa lo tsunami nella vita di lei, nel cuore di lei. Nella mente di lei. Mickey sente, vede e tocca l’amore di Gus. Lo avverte come vero, finalmente. E abbandona le sue difese. Si lascia andare in un amore strano, complicato, difficile eppure così vero. Reale. Concreto.

Mickey e Gus ci regalano 34 episodi di montagne russe sentimentali con il finale più banale, forse. Ma certo non il più scontato per due come loro.

Morale della favola? Che ha dannatamente ragione Ewan McGregor in Moulin Rouge quando dice “la cosa più grande che tu possa imparare, è amare e lasciarti amare”.

Impariamo ad amarci un pochino di più, anche quando meno lo riteniamo opportuno. Le mele marciscono, non le persone (tranne i narcisisti. Loro fanno proprio schifo). Le persone sono fragili, sono delicate. E se e quando troviamo qualcuno che vede le nostre fragilità e anziché usarle per annientarti (cosa che un narcisista farebbe) ci si tuffa dentro per non riparale, quello potete farlo solo da soli lavorando su voi stessi e con voi stessi. Se trovate qualcuno che dentro quelle fragilità è disposto ad entrare per farvi sentire meno vuoto… tenetevelo stretto più che potete. Non importa chi, importa amare. Chi amate sono decisamente cazzi vostri!

Non lo dico solo io. Lo ha detto anche un signore che scriveva decisamente meglio di me.
Diceva: “Omnia vincit amor et nos cedamus amori”.

PS. Anche se qualcuno vi dirà che il vostro amore non esiste, siate fieri comunque. Voi amate, loro ignorano.